La forza di K-Way sta in un gesto semplice: ripiegare una giacca, portarla con sé e aprirla quando serve. Un oggetto piccolo, colorato e riconoscibile diventa un’abitudine per generazioni di famiglie, prima di trasformarsi nel punto di partenza di un guardaroba molto più ampio.
La storia comincia in Francia nel 1965, passa attraverso la cultura popolare degli anni Settanta e Ottanta, incontra crisi e cambiamenti industriali e riparte con BasicNet nel 2004. Nel 2025 arrivano i sessant’anni e l’ingresso di Permira come socio di minoranza. Per leggerla bene bisogna tenere distinti l’impermeabile originario, le diverse linee contemporanee e le caratteristiche del singolo capo.
1965: un’osservazione a Parigi, un progetto francese
Il fondatore è Léon-Claude Duhamel, legato al contesto tessile del nord della Francia. La pagina ufficiale del marchio conserva il suo racconto: al Café de la Paix, a Parigi, osserva i passanti bagnati e nota due bambini con indumenti rossi in nylon. Scrive l’idea sul taccuino e torna successivamente a ragionarci.
È una testimonianza del fondatore riportata dal brand, non una scena ricostruita indipendentemente in ogni dettaglio. L’INA, l’istituto francese dell’audiovisivo, riprende lo stesso episodio attraverso una sua intervista del 1988 e aggiunge una sfumatura interessante: Duhamel dice che inizialmente il prodotto non era stato pensato come tessuto spalmato e impermeabile.
L’intuizione e lo sviluppo del capo non sono quindi necessariamente un unico istante. Il risultato diventa la giacca leggera associata a K-Way, mentre il rapporto fra osservazione, materiale e funzione si costruisce nel tempo.
Da «en cas de» a K-Way
Il primo nome richiama l’espressione francese «en cas de», cioè «in caso di», con la pioggia come completamento implicito. Nella ricostruzione INA, Duhamel racconta che l’agenzia pubblicitaria preferiva un suono più internazionale e un nome terminante in “way”; suo padre avrebbe proposto di unire il K di “en cas” a quella parola.
È un passaggio dal linguaggio descrittivo a un’identità di marca. Non serve fissare al 1966 ogni dettaglio del cambio di nome se la fonte consultata non ne documenta precisamente la data. Il punto certo è che il progetto nasce nel 1965 e che il nome K-Way ne rende riconoscibile la diffusione.
Il documento informativo BasicNet del 2004 e la ricostruzione INA riportano circa 250.000 unità vendute nel primo anno. È un dato storico attribuito a quelle fonti, non un risultato del catalogo attuale.
La tasca diventa parte dell’idea
Il tratto decisivo non è soltanto il peso ridotto. La giacca si richiude in un piccolo volume trasportabile, associato alla tasca e alla possibilità di portarlo in vita. L’oggetto occupa poco spazio quando non viene indossato: una qualità che lo rende facile da inserire nella giornata, in gita o in viaggio.
Alla funzione si aggiungono i codici visivi. La chiusura con il caratteristico nastro a righe colorate e il piccolo logo diventano elementi capaci di richiamare il marchio senza una grande scritta.
Questa identità non rende però ogni K-Way successivo ripiegabile nello stesso modo. Un trench foderato, una maglia in cotone e una giacca reversibile sono prodotti differenti. La tasca della storia originaria non viene aggiunta alle schede che non la dichiarano.
Anni Settanta e Ottanta: sport, famiglie e cinema
Nel corso degli anni Settanta il marchio amplia la propria visibilità. L’INA ricorda una collaborazione con la squadra francese di sci alpino, mentre la diffusione quotidiana lega la giacca anche all’infanzia, alle vacanze e agli spostamenti delle famiglie.
Il rapporto con il pubblico non dipende soltanto dallo sport agonistico. La praticità diventa un’immagine familiare: il capo pronto nello zaino o legato in vita resta riconoscibile anche quando non piove.
Nel 1980 La Boum, distribuito in Italia come Il tempo delle mele, contribuisce alla presenza del marchio nell’immaginario popolare. INA e franceinfo ricordano la K-Way indossata da Sophie Marceau. È un riferimento cinematografico storico, non un’approvazione dell’attrice per i prodotti contemporanei.
La notorietà porta anche all’uso colloquiale del nome per indicare giacche simili. L’INA ne ricorda la presenza nel dizionario francese nel 1995; questo uso linguistico non significa che tutte le giacche di quel tipo siano autentici prodotti del marchio. Qui si parla di K-Way come brand, senza formulare conclusioni sullo status giuridico della denominazione.
Gli anni Novanta: concorrenza e difficoltà industriali
La popolarità non protegge dalla concorrenza. Il documento informativo BasicNet ricostruisce una fase di crisi legata anche alle numerose imitazioni e indica nel 1990 l’acquisizione da parte di Superga. È una descrizione più precisa del generico passaggio a Pirelli nel 1991 riportato nella precedente bozza.
Nel 1992 K-Way è indicato come fornitore ufficiale della squadra francese ai Giochi invernali di Albertville. Questo ruolo appartiene a quella manifestazione e non certifica le prestazioni delle collezioni vendute oggi.
La ricostruzione INA ricorda inoltre l’incendio dello stabilimento nel 1992 e la chiusura definitiva della fabbrica di Harnes nel 1999. Concorrenza, occupazione e cambiamento produttivo fanno parte della stessa fase difficile; l’incendio non viene presentato come unica causa di tutte le vicende successive.
Secondo il documento BasicNet, nel 2000 il pacchetto azionario di Superga passa a Formula Sport Group, che sarà poi il soggetto cedente del marchio K-Way. La sequenza industriale è importante per comprendere il rilancio seguente.

2004: BasicNet acquista il marchio, non l’intera attività
Il documento informativo ufficiale colloca la conclusione dell’operazione al 13 febbraio 2004. L’acquisto riguarda l’attivo immateriale del marchio K-Way e il trasferimento dei contratti di licenza indicati, non magazzino, crediti e debiti commerciali della precedente attività.
Questa distinzione evita di raccontare l’operazione come se BasicNet avesse semplicemente rilevato e riaperto la stessa fabbrica. Il gruppo torinese lavora su un’identità già conosciuta e su un modello di sviluppo internazionale, riportando al centro il prodotto originario e ampliandone progressivamente il posizionamento.
Le cronache del rilancio descrivono una proposta più premium e una crescita del guardaroba oltre il solo coupe-vent. Giacche, capispalla, maglieria e accessori permettono al marchio di dialogare con occasioni diverse, senza cancellare il riferimento alla praticità.
Dalle boutique alla passerella: il progetto si amplia
Nel 2013 FashionNetwork annuncia l’apertura della boutique parigina in rue de Charonne, dopo una presenza retail a New York. È una tappa del nuovo corso, non la prova che il marchio non fosse mai stato venduto prima in Francia.
Nel gennaio 2020 K-Way sfila a Firenze durante Pitti Uomo. La cronaca successiva di FashionNetwork ricorda quell’evento come la prima sfilata della storia del marchio e colloca poi a Milano il nuovo appuntamento del 2021, con attenzione alla proposta R&D.
La passerella non trasforma ogni giacca in un prodotto couture: è uno strumento per mostrare il potenziale progettuale del brand. Allo stesso modo, l’elenco ufficiale dei progetti speciali comprende collaborazioni come PLAY Comme des Garçons, Agnès b., Diemme e Ulla Johnson, ma non autorizza ad associare quei nomi a tutti gli articoli del catalogo.
2025: sessant’anni, una mostra e l’ingresso di Permira
Il sessantesimo anniversario riporta l’attenzione sul rapporto fra oggetto quotidiano e cultura. Le cronache di «In Y/Our Life» descrivono un progetto espositivo che intreccia archivio K-Way, marchi partner e interpretazioni artistiche. Dopo Milano e Londra, viene annunciata una tappa parigina nell’ottobre 2025. Il libro dedicato ai sessant’anni, raccontato da franceinfo attraverso l’autore Pascal Monfort, offre un’altra forma di rilettura.
Il passaggio societario è distinto dalla celebrazione. Il bilancio BasicNet 2025 riporta il completamento dell’ingresso di Permira il 28 febbraio 2025, dopo il via libera dell’autorità antitrust europea.
Lo stesso documento descrive una partecipazione indiretta di circa il 60% per BasicNet, circa il 40% per il fondo Permira Growth Opportunities II e una piccola quota, inferiore allo 0,5%, per alcuni manager. Le percentuali sono approssimative e non vanno sommate come valori esatti. Si tratta dell’ingresso di un socio di minoranza, non della cessione totale del marchio a Permira.
Questa è la situazione documentata nel bilancio 2025 pubblicato nel 2026: una formulazione più aggiornata del semplice «appartiene a BasicNet dal 2004», che non raccontava il nuovo assetto.
Le Vrai 4.0: l’evoluzione non vale automaticamente per ogni capo
La pagina ufficiale Le Vrai presenta la versione 4.0 come una nuova interpretazione della famiglia legata alla giacca originaria. Il marchio descrive tessuti ripstop in nylon riciclato, ripiegabilità e caratteristiche di protezione e traspirabilità per quella proposta.
Sono indicazioni relative alla linea e ai modelli identificati, non una certificazione indipendente dell’intero catalogo. Il passaggio a un materiale riciclato in una famiglia di prodotti non consente inoltre di definire riciclati tutti i capi che portano il logo K-Way.
Nelle sei schede mem39 consultate non è dichiarata l’appartenenza a Le Vrai 4.0. Non vengono quindi trasferiti a questi articoli valori di colonna d’acqua, trattamenti, membrane o altre prestazioni della nuova linea.

Sei prodotti mem39, sei schede da leggere con precisione
Lo smanicato uomo blu è descritto con cappuccio estraibile, due tasche esterne, una interna, dettagli a contrasto, zip e logo. La composizione riportata è 100% nylon e il paese di produzione è Cina. La scheda non identifica un’imbottitura: non viene quindi chiamato piumino.
La maglia uomo beige cambia completamente categoria: maniche lunghe, girocollo, applicazione e logo, con 100% cotone e produzione in Moldavia. Non è un guscio antipioggia e non eredita le proprietà del nylon dei capispalla.
Il trench donna nero è indicato con cappuccio, interno in pile, due tasche esterne, zip e bottoni. La composizione dichiarata è 92% poliestere e 8% poliuretano, con produzione in Albania. Il dato generale di composizione non viene arbitrariamente ripartito fra esterno e fodera quando la scheda non lo fa.
Il giubbotto lungo donna catalogato beige riporta cappuccio, due tasche esterne, una interna, zip e bottoni e «interno con pelo grigio». La composizione indicata è 45% nylon e 55% poliestere, con origine Cina. La dicitura sul pelo non precisa autonomamente la natura della finitura interna: non viene trasformata in una dichiarazione di pelliccia animale, ecopelliccia o fibra specifica.
Il giubbotto uomo beige presenta due tasche esterne, due interne e un taschino, con zip e bottoni. La scheda indica 35% cotone e 65% poliestere e produzione in Cina. Non dichiara la ripiegabilità in una tasca.
Il giubbotto uomo verde è invece esplicitamente descritto come reversibile verde/blu, con due tasche esterne, due interne, dettagli a contrasto, zip e logo. La composizione riportata è 88% poliammide e 12% elastan, con produzione in Cina. Il rapporto fra i due lati va verificato nel prodotto: la presenza di elastan non dimostra da sola impermeabilità o compressione tecnica.
I dati provengono dalle schede consultate, non da analisi di laboratorio o controlli presso le fabbriche. Per i sei record non risultano disponibili collegamenti pubblici individuali: il rimando è alla collezione K-Way di mem39, dove controllare quali prodotti e varianti siano effettivamente acquistabili al momento della visita.
Come scegliere e abbinare senza generalizzare
Il trench nero offre una linea più lunga rispetto ai giubbotti corti. Una base scura può renderne continua la silhouette, mentre un pantalone chiaro introduce un contrasto. Il verde del reversibile e i toni caldi dei capi catalogati beige permettono invece una lettura cromatica diversa.
Lo smanicato può entrare in un abbinamento a strati con una maglia, ma non basta questa proposta per stabilire la temperatura a cui sia adeguato. Cappuccio, fodera, peso e misure incidono sull’esperienza concreta e vanno valutati sul singolo modello.
Se la necessità principale è ripararsi dalla pioggia, occorre cercare indicazioni specifiche su tessuto, cuciture e costruzione. Il nome del marchio e la composizione generica non bastano a garantire una determinata protezione. Impermeabile, idrorepellente, antivento e ripiegabile descrivono caratteristiche differenti, non sinonimi.
Un’idea compatta, una storia più ampia
K-Way conserva una forza narrativa rara: un oggetto può essere ricordato attraverso il modo in cui si piega e si trasporta. Il rilancio ha trasformato quella memoria in un progetto più esteso, fra guardaroba urbano, ricerca di prodotto e collaborazioni.
La storia francese e lo sviluppo torinese non sono alternative che si escludono. Descrivono fasi diverse dello stesso marchio. A chi sceglie oggi un capo, l’archivio spiega l’identità; la scheda prodotto deve spiegare materiali, costruzione e impiego.
Fonti e nota editoriale
Ricostruzione aggiornata al 29 ottobre 2026, basata sugli estratti pubblici delle fonti indicate e sulle schede dei sei prodotti selezionati. Non costituisce lettura integrale del bilancio, del libro celebrativo, dei contratti o degli archivi audiovisivi. I dati societari sono attribuiti ai documenti e ai periodi citati; le proprietà delle linee tecniche non vengono estese ai prodotti non identificati come appartenenti a quelle linee.
Fonti principali: K-Way, racconto delle origini; INA, storia e testimonianza del fondatore; BasicNet, documento sull’acquisizione del 2004; FashionNetwork, boutique parigina del nuovo corso; FashionNetwork, Pitti e sviluppo R&D; K-Way, progetti speciali; FashionNetwork, sessantesimo anniversario; Franceinfo, intervista sul libro dei sessant’anni; BasicNet, bilancio 2025 e ingresso Permira; K-Way, Le Vrai 4.0.
La copertina e le due immagini interne sono interpretazioni editoriali generate con intelligenza artificiale dai riferimenti dei capi selezionati. Persone e ambienti sono immaginari. Non sono campagne ufficiali, fotografie d’archivio, ricostruzioni cinematografiche o documenti di eventi reali. Non dimostrano impermeabilità, isolamento, ripiegabilità o prestazioni tecniche e non attestano approvazioni di testimonial, federazioni o istituzioni.